Cappellacci di zucca ferraresi: il gusto gentile del Rinascimento

Esistono piatti capaci di raccontare un territorio meglio di qualsiasi guida turistica. In Emilia, e più precisamente a Ferrara, uno di questi è senza dubbio il re della tavola autunnale: il cappellaccio di zucca. Un primo piatto che conquista al primo morso, ma che porta con sé anche una storia ricca di fascino e nobiltà.

Una tradizione antica, da corte

I cappellacci di zucca affondano le loro radici nel cuore del Rinascimento ferrarese. Secondo le fonti storiche, venivano già serviti alla corte degli Estensi, dove la gastronomia era considerata una vera e propria arte. Cristoforo di Messisbugo, scalco ducale alla Corte del Duca Alfonso I d’Este, fece scuola in tutta Europa con ricette rimaste nella storia della gastronomia. Non è difficile immaginarlo tra le portate di sontuosi banchetti, accanto a calici di vino speziato e musiche di liuto.

Il nome “cappellacci” non è casuale: deriva dalla forma che ricorda vagamente quella dei cappelli di paglia contadina, rustici e larghi. Ma non fatevi ingannare dall’apparenza: il ripieno è raffinato, equilibrato e sorprendente, frutto di un perfetto incontro tra la dolcezza della zucca mantovana, il carattere del Parmigiano Reggiano e la nota aromatica della noce moscata.

Un piatto che è un simbolo

Oggi i cappellacci di zucca sono un simbolo della cucina ferrarese, celebrati in sagre e menù tipici, ma anche reinterpretati in chiave gourmet da chef contemporanei. Eppure, nonostante il tempo e le mode, restano fedeli alla loro anima: un piatto che unisce semplicità e nobiltà, proprio come la terra da cui provengono.